Testo a cura della Dott.ssa Chiara Borgia

Psicologa Psicoterapeuta Psicosessuologa

 

Dagli studi scientifici di settore, sembra che l’impiego continuo di diete e comportamenti alimentari dannosi per la salute (come digiuni, vomito autoindotto, utilizzo di lassativi e di pillole dimagranti), non solo siano molto diffusi durante l’adolescenza ma tendano a persistere e incrementare nella giovane età adulta.

Tra i fattori personali che indicano un livello elevato di rischio vi sono: bassa autostima, presenza di sintomi depressivi, insoddisfazione corporea e preoccupazioni per il peso. Mentre tra i fattori socio-ambientali sembra che abbiano importanza le preoccupazioni per il peso dei genitori, le abitudini dei pari in tema di diete e peso corporeo e le “canzonature” da parte degli amici. Tuttavia, gli studi che sono riusciti ad identificare questi fattori non hanno tenuto conto della transizione degli individui studiati da una fase del ciclo vitale all’altra. Sebbene siano stati previsti dei richiami a distanza di anni (circa 2 o 3), questi non sono sufficienti per determinare se e come cambiano gli atteggiamenti ed i comportamenti in tema di alimentazione dall’adolescenza alla giovane età adulta.

Lo studio in questione prevede invece un richiamo a distanza di dieci anni, periodo abbastanza lungo per cogliere importanti transizioni da uno stadio della vita ad un altro. Lo studio si basa su un campione di adolescenti vario per genere, etnia e stato socio-economico. L’obiettivo è verificare la presenza di fattori personali e socio-ambientali che, se presenti in adolescenza, possono predire i comportamenti alimentari in giovane età adulta.

L’analisi è stata condotta su un campione di circa 5000 adolescenti, richiamati dopo dieci anni per un follow-up. A questa seconda fase dello studio hanno partecipato circa 2000 degli adolescenti appartenenti alla prima ondata. L’età media dell’intero gruppo è di circa 15 anni. A ciascun partecipante è stato chiesto di rispondere ad un questionario via mail o online intitolato “Project EAT”. Sono state indagate le seguenti aree: sintomi dei DCA, autostima, soddisfazione corporea, preoccupazioni per il peso e per la salute in generale, preoccupazioni per il peso dei genitori, abitudini alimentari dei pari e “canzonature” degli amici sul peso. Le stesse domande sono state riproposte a distanza di dieci anni.

Quanto emerge dai risultati è che in adolescenza vi sono alcuni fattori personali che predicono il comportamento alimentare in giovane età adulta. I fattori sono le preoccupazioni sul peso e l’importanza che questo riveste, l’insoddisfazione corporea ed i sintomi depressivi. Non è stata invece confermata l’influenza dei fattori socio-ambientali, quali il le preoccupazioni sul peso dei genitori, l’influenza dei pari e le “canzonature” degli amici.

Sulla base di questi risultati gli Autori hanno sottolineato l’importanza di includere domande che indaghino fattori personali legati al peso ed alla soddisfazione corporea all’interno dei programmi per la prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare degli adolescenti condotti sia in ambito medico che educativo, all’interno degli ambienti scolastici.

Fonte: Journal of Adolescent Health

Articolo pubblicato per Chiedilo Qui | Periodico informativo autorizzato dal tribunale di roma con il n° 21 del 9 febbraio 2016