Testo a cura di

Dott.ssa Chiara Borgia

Dott.ssa Valentina Moretti

 

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’infertilità colpisce, nei paesi industrializzati come l’Italia, il 15-20% delle coppie. Le cause dell’infertilità sono multifattoriali e necessitano pertanto d’interventi multidisciplinari, caratterizzati cioè dalla compresenza di più figure specialistiche, in accordo con il modello bio-psico-sociale, secondo il quale lo stato di salute di un individuo dipende da fattori che attengono alla sfera biologia, a quella psicologica e anche a quella sociale.

In Italia le politiche e le azioni orientate al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dall’OMS con il piano di azione per la salute sessuale e riproduttiva 2015 sono stati tradotti nel  Piano Nazionale per la Prevenzione 2014-2018 e nel Piano Nazionale per la Fertilità, all’interno dei quali molteplici iniziative sono state realizzate e sono ancora in corso.

A tal proposito, proprio in questo mese di maggio, alla Sapienza Università di Roma, il tema fertilità è stato affrontato in due convegni che si sono distinti per lo sforzo di realizzare concretamente la multidisciplinarietà di cui molto si parla ma che di fatto trova non pochi ostacoli nella sua effettiva realizzazione (facendo  così innalzare i livelli di rischio e conseguentemente la spesa per il sistema sanitario nazionale e per quelle coppie che sono state costrette a ricorrere alle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) presso enti privati o all’estero).

Da quando la PMA, anche eterologa, è stata inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), la situazione in Italia è migliorata. Nonostante ciò, una serie di interrogativi rimangono ancora aperti. La selezione dei donatori di cellule riproduttive, il prelievo, la conservazione e la distribuzione delle stesse aprono infatti rilevanti questioni di bioetica. Allo stesso tempo anni di esperienza di centri pubblici e privati hanno messo in evidenza come non solo fattori di natura biologica ma anche psicologica possano pesantemente influenzare i percorsi, dalla diagnosi agli esisti dei trattamenti. Senza contare che si pone per i nuovi nati il dilemma della “comunicazione delle origini biologiche”, tema che generalmente emerge in adolescenza, quando l’individuo alla ricerca della propria identità inevitabilmente si interroga prima di tutto sulla sua provenienza.

Queste sono solo alcune delle considerazioni che hanno spinto il comitato scientifico del convegno IN-FERTILITA’: UN APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE, che si è tenuto alla Sapienza Università di Roma nelle giornate del 5 e 6 Maggio, a strutturare un programma in grado di promuovere un confronto interdisciplinare tra i diversi tipi di operatori (ginecologi, medici di medicina generale, psicologi, ostetriche, biologi e giuristi) che a vario titolo si occupano di questioni inerenti l’infertilità e le tecniche di PMA.

Nelle due giornate i relatori hanno esaminato e dibattuto il tema da diverse sfaccettature. Interventi di esponenti del Ministero della Salute e della Regione Lazio hanno chiarito punti fondamentali delle politiche istituzionali, allo stesso tempo la relazione di Luigi Solano, docente di psicosomatica presso il Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica de La Sapienza Università di Roma, ha messo in luce l’imprescindibile legame tra il corpo e la mente nella costruzione della salute e la necessità di applicare le indicazioni contenute nelle nuove “Linee Guida contenenti le indicazioni delle procedure e delle tecniche di procreazione medicalmente assistita” (2015), all’interno delle quali, come ha evidenziato la professoressa Michela Di Trani, un intero paragrafo è dedicato per l’appunto alle “attività di consulenza e sostegno rivolta alla coppia”. Numerosi sono stati, infatti, i dati di ricerca presentati durante il convegno che hanno confermato l’efficacia dell’intervento psicologico nell’infertilità.

Della stessa opinione è il gruppo scientifico che ha organizzato il convegno LA SALUTE ANDROLOGICA; CORRETTA INFORMAZIONE, EFFICACE PREVENZIONE E DIAGNOSI PRECOCE che si è tenuto il 15 Maggio sempre alla Sapienza Università di Roma. Andrea Lenzi, Ordinario di Endocrinologia e presidente della Società Italiana di Endocrinologia (SIE), ha infatti ribadito che, anche in campo andrologico, adottare un approccio multidisciplinare è auspicabile in quanto aumenta la compliance e riduce sensibilmente i livelli di ospedalizzazione e mortalità. Anche in questa occasione, la necessità di garantire valutazione e sostegno psicologico è stata messa in evidenza in quasi in tutte le relazioni della prima parte della giornata, attraverso la presentazione di buone pratiche come la Testis Unit appena costituita o il centro per l’infertilità e la banca del seme operanti già dagli anni ’80, entrambi servizi d’eccellenza che uniscono Endocrinologia, Urologia, Oncologia e Psicologia.

In entrambi gli eventi non è mancata l’attenzione ai giovani e alle raccomandazioni per preservare e mantenere la propria salute riproduttiva. Tra le cause dell’infertilità ci sono infatti alcuni stili di vita che si strutturano proprio in questa epoca della vita, come ad esempio la cattiva alimentazione, l’abitudine al fumo, l’abuso di alcolici e il sesso non protetto, che può essere veicolo di infezioni che, se non trattate, possono danneggiare la capacità riproduttiva. Secondo gli esperti andrologi il livello di rischio è più alto per i giovani maschi. Come ha ricordato Serena Battilomo della Direzione Generale della prevenzione sanitaria Ministero della Salute, si tende a credere, erroneamente, che il problema della salute riproduttiva riguardi solo le donne, così i giovani maschi tendono a non sottoporsi alle visite e ai controlli, tranne quando una patologia è manifesta e ormai in uno stadio avanzato.

Fondamentale rimane la corretta diffusione di informazioni. A tal proposito un protocollo d’intesa MIUR/SALUTE ha dato il via ai lavori per l’elaborazione delle tanto attese “Linee Guida Nazionali per l’Educazione all’Affettività e alla Sessualità” che dovrebbero recare tutte le indicazioni sui temi da affrontare e le figure idonee per realizzare gli interventi nelle scuole di ogni ordine e grado. Il documento si baserà sugli Standard per l’Educazione Sessuale in Europa prodotti dall’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS e BZgA, tradotti in Italiano dagli esperti della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica (FISS) e interpretati e già messi in opera nelle scuole su iniziativa di medici, psicologi ed educatori volenterosi, purtroppo con scarsa frequenza ed efficacia, quando non aspramente criticate, proprio a causa dell’assenza di linee guida nazionali.

Articolo pubblicato nel Mese di Maggio 2017 per Chiedilo Qui | Periodico informativo autorizzato dal tribunale di roma con il n° 21 del 9 febbraio 2016